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Lunedì, 24.07.2017

Bruxelles: gli attentati e la voglia di non mollare, visti con gli occhi di Salvatore Crapanzano
am Thursday, March 24, 2016
Crapanzano

Salvatore Crapanzano

Ci risiamo. Quattro mesi e qualche giorno dopo gli attentati sanguinosi di Parigi, tocca a Bruxelles piangere i suoi morti per mano dell’Isis. Gli attentati di due giorni fa, fra aeroporto e metropolitana, hanno lasciato il segno su una città che da mesi viveva già nel terrore. Prevedere è sempre difficile, ma prevenire forse si può. Il come lo lasciamo a chi ha il compito di governare, sperando che ci possa arrivare in tempi brevi e con provvedimenti concreti.

Oggi vogliamo analizzare quello che sta succedendo a Bruxelles e dintorni, con gli occhi di chi come noi, è una persona comune e che si interroga su cosa ci attende. E’ Salvatore Crapanzano, italiano di origini ma cresciuto all’ombra della capitale Belga. Molti lo ricorderanno nei nostri report dei vari WPT National di Bruxelles, dove è una presenza immancabile. Gioca per diletto Salvatore, seppur con buoni risultati, mentre nella vita di tutti i giorni è colui che dirige il “Don Giovanni” ristorante di cucina Italiana a Liegi. Quello che è accaduto in questi giorni non lo ha certo lasciato indifferente. Liegi dista si 90 Km dalla capitale, ma non sono poi così lontani per non sentire la paura.

Purtroppo è una guerra che ci sta coinvolgendo tutti. Chi compie tutto questo non è possibile definirlo uomo. Sono delle bestie. La paura c’è inevitabilmente, ma non dobbiamo lasciare che vinca sulla voglia di andare avanti. Adesso c’è grande dolore per quello che è successo, si piangono i morti. Ma va detto che i belgi lo fanno con grande compostezza. Anche questo credo sia un segnale importante. Qui la parola d’ordine è non mollare” .

Quattro mesi di allerta e di una città blindata non sono bastati ad evitare il peggio e Salvatore qualche sassolino sembra volerselo togliere. “Ci sono leggi troppo morbide. Mi spiego meglio. Se tu hai dei sospetti su una o più persone, puoi trattenerle per dei controlli ma poi la legge ti obbliga a rilasciarli. So che è difficile, ma in uno stato d’assedio come era Bruxelles negli ultimi tempi, si poteva e si doveva fare di più sotto il profilo dei controlli. Ci sono dei quartieri che per la polizia sono quasi inavvicinabili e questo non va bene. Servono leggi più elastiche in questi casi e con pieni poteri per poter evitare il peggio”

Un problema che forse accomuna buona parte dei paesi dell’Unione Europea. “Capisco che sia difficile tenere tutto sotto controllo, specie in questo momento di caos e con flussi migratori quasi incontrollati. Ma questa sorta di anarchia è il principale problema. Un po’ come giocare  a poker bendati. Non sai chi sono i tuoi avversari, che volto hanno, cosa stanno facendo. Credo che ci sia molto da lavorare per evitare altre stragi”. 

Salvatore però guarda già avanti. “Il Belgio è un paese molto compatto e credo che si rialzerà in fretta da quanto successo. Diciamo che ha le qualità e i giusti personaggi per ripartire più forte di prima. Come dicevo in precedenza, la paura non deve impedirci di vivere la quotidianità. Dal prendere la metro per andare al lavoro, al salire su un autobus per raggiungere le scuole, oppure semplicemente imbarcarsi su un aereo”. 

Aereo che Salvatore è pronto a prendere nella seconda metà di aprile per raggiungere San Remo. “Dobbiamo continuare a vivere. E’ l’unica cosa che possiamo fare. Ci sarò al WPT National di Sanremo e poi a Montecarlo per il Grand Final EPT”. Venire in Italia è come tornare a casa per lui, che in vive da belga a Liegi, ma con un cuore tutto italiano.