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Giovedì, 17.08.2017

Poker USA: Rigettato il ricorso di DiCristina, il poker live è reato federale (a certi livelli)
am Wednesday, February 26, 2014

L’inizio di settimana ha fatto registrare, sui forum di poker statunitensi, una ridda di malumori derivanti dalla decisione presa dalla Corte Suprema degli Stati Uniti di non accogliere il ricorso presentato in appello da Lawrence DiCristina, accusato di aver organizzato partite di poker senza autorizzazione e condannato a 10 anni di carcere.

Tutto accade fra il 2010 ed il 2011 quando DiCristina in un piccolo magazzino di Staten IslandNew York– mette in piedi una vera e propria bisca clandestina, le partite organizzate da DiCristina prevedevano un prelievo (da parte di DiCristina) del 5% da ogni singolo piatto, incassando alcune decine di migliaia di dollari a notte, con i quali pagava i dealer, la sicurezza armata e la barista che offriva ai giocatori bibite e snack.

La legge che ha permesso la condanna di DiCristina è la Illegal Gambling Business Act (estratto dalla IGBA -il gioco diventa illegale, e quindi d’azzardo, se c’è un guadagno da parte dell’organizzazione di oltre 2.000 dollari al giorno per un periodo di tempo superiore a 30 giorni, consecutivi), una legge varata nel 1970, che equipara la pratica del poker senza la necesasria autorizzazione ad un reato federale e prevede una pena fino a 10 anni di carcere, pena inflitta a Lawrence DiCristina.

Ovviamente, come è logico pensare, la difesa ha basato la propria arringa difensiva ponendo l’accento sull’abilità che caratterizza il Texas Hold’em in modalità torneo. Grazie a questa linea di condotta degli avvocati della difesa messi a disposizione dalla poker Player Alliance (PPA) nell’Agosto 2012 Jack B. Weinstein, Giudice del Eastern District di New York ha sovvertito la prima sentenza, quella che condannava DiCristina, accogliendo la tesi degli avvocati difensori, in netta controtendenza rispetto a quello che prevede il IGBA, facendo tirare un sospiro di sollevo a tutta la community del poker statunitense, che si dice conti oltre 35 milioni di giocatori abituali che organizzano partite in casa propria o in locali privati senza autorizzazione.

La gioia per il popolo del poker dura però un’anno, quanto basta al pubblico ministero che segue il caso per impugnare il verdetto del giudice Weinstein, portando il caso in Corte di Cassazione direttamente alla Corte Suprema degli Stati Uniti senza però rimarcare la distinzione fra skill game e gioco d’azzardo.

Lunedi è stata quindi definitivamente respinta la la sentenza della emessa da Weinstein, e Lawrence DiCristina viene condannato per la chiara violazione della Illegal Gambling Business Act, pur amettendo le skill intrinseche nel Texas Hold’em. John Pappas,direttore esecutivo di Poker Player Alliance si dice profondamente amareggiato che “in quanto una legge federale antiquata rischia di far piovere denunce penali sulla testa di milioni di giocatori che organizzano le loro partite fra amici“, ed ancora “Il fatto che ne la Corte di Appello e la Corte Suprema abbiano riconosciuto il poker come gioco di abilità è un buon segno, ma la sentenza di oggi lancia il chiaro appello che è necessario rivedere l’IGBA definendo in maniera chiara la soglia che separa il gioco d’azzardo allo skill game“.

Ovviamente dopo questa sentenza le partite fra “Amici” sono salve, visto che è stata riconosciuta l’abilità e sopratutto in virtù del fatto che la raccolta che ne deriva è assai modesta in virtù sopratutto dei buy in relativamente bassi che caratterizzano le partite fra amici durante i fine settimana.

 

 

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