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Domenica, 28.05.2017

Quando la cattiva informazione getta fumo negli occhi della gente: cara Rai hai toppato di nuovo
am Tuesday, February 7, 2017

Ho rischiato di farmi andare di traverso lo spaghetto oggi a pranzo. Si perché, mentre  mi stavo concedendo la pausa pranzo a casa e guardavo il TG1,ecco che un servizio del principale telegiornale italiano ha rischiato di farmi soffocare. Si trattava del servizio sul gioco d’azzardo online strappato di mano al Clan dei Casalesi. Fin qui una grande notizia, se non fosse che più volte è stato utilizzato nel video sia il simbolo di Pokerstars, che momenti di tornei sulla room dalla picca rossa. 

Il mio editoriale non vuole ne lenire il servizio della giornalista Valentina di Virgilio che da anni racconta la battaglia fra giustizia e camorra a Napoli e dintorni, ne tanto meno assumere il ruolo di avvocato difensore di Pokerstars. L’azienda ha un ottimo e valido stuolo di difensori che faranno quello che è più giusto fare. Il mio intento è quello di chiedere perché usare il brand e le immagini dei tornei di una room autorizzata dallo stato italiano, quando nel servizio si parla di gioco illegale online strappato dalle mani della camorra. 

Sbagliare è umano per carità e sicuramente ogni giorno tutti noi sbagliamo qualcosa. Ma mi chiedo, perché gettare sempre del fango sul poker sano e lecito, dopo anni di battaglie e lotte, contro leggi ingiuste  e pregiudizi da Medioevo. Era proprio necessario usare quelle immagini? Probabilmente negli archivi Rai non vi erano presenti altre immagini e forse chi ha montato il servizio ha pensato bene di prendere quelle che poi sono andate realmente in onda. 

Cosi facendo però si rischia di gettare fumo negli occhi della gente. Si perchè se siete persone dell’ambiente capirete subito che il nesso è sbagliato e forse vi arrabbierete pure come ha fatto il sottoscritto. Ma se non siete dell’ambiente, che cosa può pensare la vostra mente? Che il gioco online e Pokerstars nella fattispecie è nelle mani della camorra. Niente di più sbagliato e falso. 

Qui non si parla di server rigged o scoppi clamorosi. Qui si parla di aver fatto di tutta l’erba un fascio. Viviamo costantemente in guerra al gioco che non riesce a contraddistinguere il vero gioco d’azzardo che può comportare alla vera ludopatia, con un gioco che da anni è stato riconosciuto come un gioco d’abilità. Dispiace vedere giornalisti professionisti o chi per loro, commettere di queste leggerezze. E lo avrei scritto anche se non avessero usato le immagini di Pokerstars, ma quelle di Sisal o Snai per fare un esempio. 

Non è il soggetto (che avrà la libertà di difendersi nei luoghi più adatti), ma il messaggio e l’immagine sbagliata che si vuol passare. Quello strappato al clan dei casalesi è un gioco online su pokerroom non autorizzate dai Monopoli di Stato e che loro imponevano anche con la violenza ai bar e ai locali dove era possibile giocare (il 60% dei ricavi al clan e il resto ai gestori). Ma quei siti e quelle partite di poker online non avevano nulla a che vedere con le .it che agiscono in maniera legale sul territorio italiano. Una leggerezza, un errore che onestamente non mi è andato giù. 

Non amo giudicare i colleghi o chi sta sopra di me nel lavoro, ma penso che ogni tanto bisognerebbe andarci cauti su certi argomenti. Mettere immagini a caso, rischia di cancellare quanto di buono è stato fatto in questi anni sia da parte dello Stato che legalizzando delle room le ha strappate di mano alla malavita, sia da parte delle room stesse e in parte anche per quello che concerne il nostro lavoro di media del settore. E poi uno spaghetto andato di traverso, grida sempre vendetta. 

Clicca qui per rivedere il servizio in questione.