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Giovedì, 16.08.2018

Decreto Dignità: google oscura pubblicità sui siti legali del gaming, offerta illegale libera
am mercoledì, luglio 18, 2018

Clamoroso autogol del Decreto Dignità per quello che concerne il gioco d’azzardo in Italia e la conseguente pubblicità. Da oggi 18 luglio iniziano a farsi sentire gli effetti di una legge a dir poco grottesca, che proibisce la pubblicità dei siti di gaming, favorendo in questo modo il gioco illegale. Google infatti da questa mattina ha oscurato la pubblicità dei siti di gaming che operano con regolare licenza e lascia spazio a quei siti che invece operano nell’illegalità. Un fatto assai grave. 

Decreto folle 

Ricordiamo che il consiglio dei ministri nelle scorse settimane ha varato il decreto dignità, includendo nel pacchetto la lotta al gioco d’azzardo e alla ludopatìa. Il tutto però abolendo la pubblicità del gioco d’azzardo, o meglio del settore online e salvaguardando altri comparti del gioco in Italia. Insomma una battaglia verso quel 5%, che rappresenta la raccolta del gioco annuo in Italia. Un assist non indifferente al gioco illegale e i risultati si vedono già da questa mattina. Infatti se voi digitate ad esempio su google, “Casinò Online”, non vi apparirà alcun sito legale italiano. Per capirci, sono quei siti che hanno pagato e ottenuto regolare licenza, che si muovono seguendo le direttive dei Monopoli di Stato e che versano in maniera cospicua tasse all’erario italiano.

Decreto Dignità: google oscura pubblicità sui siti legali del gaming, offerta illegale libera

E allora cosa vediamo, digitando quelle due parole? Ebbene si aprono siti del tutto illegali, che al momento non dispongono di licenza per operare sul nostro territorio. Siti dei quali si sa poco e nulla, senza controllo e dunque senza tutela anche verso i giocatori stessi. Più che una democrazia, sembra di essere sotto dittatura. In pratica è stata fatta sparire la pubblicità sul gioco legale e le mafie ringraziano per questo assist prezioso. Ci attendono giorni bui per il gaming e per tutto il settore in Italia, ma al tempo stesso siamo sicuri che gli operatori che hanno pagato la licenza per operare sulle .it, faranno sentire la loro voce: in Italia e in Europa. Inizia una durissima battaglia. 







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