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Mercoledì, 18.07.2018

Poker uno skillgame? La US-Supreme Court chiamata a decidere
am venerdì, novembre 8, 2013
Il caso United States of America vs. Lawrence DiCristina viene seguito con estremo interesse dal mondo del poker. Il titolare di un Pokerclub (l’equivalente di tanti circoli italiani) è stato condannato per la violazione del  Illegal Gambling Businesses Act (IGBA), per così dire la tabella dei giochi d’azzardo illegali. Gli avvocati di DiCristina sono però dell’opinione, che il Poker non sia un gioco d’azzardo e vogliono investire della decisione la  Corte Suprema degli Stati Uniti d’America.

Poker uno skillgame? La US-Supreme Court chiamata a decidereLawrence DiCristina ha organizzato e gestito professionalmente una partita a poker professionalmente incassando delle entrate presso un magazzino di Brooklyn (New York). Gli inquirenti vennero messi a conoscenza del club privato ed entrano in azione trascinando DiCristina in tribunale.

Inizialmente DiCristina voleva dichiararsi colpevole, ma i suoi avvocati concordano con lui una strategia differenze. Il Poker non viene indicato nominalmente nella IGBA. Con l’aiuto della Poker Players Alliance (PPA) sono riusciti a dimostrare davanti al giudice che l’esito di una partita di poker sie influenzato più dalle abilità individuali che  dalla fortuna.

In ragione del fatto che la IGBA venne promulgata nell’ambito del Organized Crime Control Act of 1970, il giudice Jack Weinstein nell’agosto del 2012 ha così sentenziato: „Sia il testo della IGBA che la storia legislativa mostrano che il Congresso degli Stati Uniti d’America ha promulgato la legge per regolamentare tutte le violazioni inerenti a qualsiasi tipo di gioco d’azzardo nello stato federale. In questo momento la definizione di gioco d’azzardo è ancora associata a giochi come il Poker, quant’anche predomini l’abilità.“

DiCristina venne dichiarato innocente. Ma la gioia fu d breve durata, l’avvocatura di Stato fece ricorso in appello. Più o meno un anno dopo il sorprendente capovolgimento del caso. La United States Court of Appeals for the Second Circuit giudica l’imputato colpevole.

A questo punto gli avvocati dell’ex proprietario di un pokerclub vogliono investire la Corte Suprema degli Stati Uniti d’America della decisione ed a questo scopo hanno prodotto un ricorso di 223 pagine. L’argomentazione principale della difesa sarebbe che il poker sia uno skill game e che l’organizzazione di piccole partite private senza contatti con la malavita organizzata non sarebbe da punire.

A d ogni modo la Supreme Court of the United States ogni anno viene investita di migliaia di ricorsi e solo circa 100 vengono effettivamente accettati e discussi. Al momento non è ancora chiaro se la Corte Suprema accetterà il ricorso e nemmeno ovviamente se poi decida a favore di Lawrence DiCristina.

Non ci resta che attendere.







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